Associazione Istruzione Unita Scuola





martedì 7 aprile 2020

Coronavirus, Presidente Conte: vogliamo la verità. Occorre un discorso al Paese


Questo è il momento della verità. Saranno lacrime e sangue, la ricostruzione durerà anni. I vecchi schemi del liberismo arrembante devono essere riposti nel cassetto. Se Conte saprà compiere questo passo sarà ricordato come l'avvocato che venne dal nulla ne seppe conquistare la gratitudine della comunità

Di Roberto Bertoni 
Presidente Conte, sul Coronavirus occorre un discorso di verità al Paese
Non è semplice scrivere un articolo del genere nel giorno in cui il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è stato colpito dalla tragedia della morte per Coronavirus di uno dei suoi agenti di scorta. Il primo pensiero, colmo d’affetto e sincera gratitudine, va dunque a Giorgio Guastamacchia, un servitore dello Stato esemplare, una persona perbene e sempre disponibile che ha pagato a carissimo prezzo il proprio impegno e la propria dedizione alla causa. Di fronte a una simile tragedia, verrebbe voglia di fermarsi qui. Purtroppo, come ben sa il presidente Conte, il suo ruolo e il momento storico che stiamo vivendo non lo consentono.
Va detto che questo governo ci sta provando e, nella maggior parte dei suoi esponenti, ci sta mettendo l’anima. Va detto anche che Speranza, Azzolina e persino Di Maio, cosa che non avrei mai creduto di poter scrivere in vita mia, stanno lavorando bene. Allo stesso modo, sta lavorando bene la saggia ministra Lamorgese, intelligente nella gestione dell’ordine pubblico e attenta a che ogni attività di vigilanza si svolga senza esasperare ulteriormente gli animi. Non a caso, anche grazie all’impegno dell’esecutivo, assistiamo a un primo calo dei ricoverati in terapia intensiva e anche dei morti, benché le 681 vittime registrate nella giornata di ieri rappresentino comunque un numero impressionante. Una prima luce in fondo al tunnel comincia a intravedersi e guai a mollare adesso o a lasciarsi andare a comportamenti sconsiderati, perché un’eventuale nuova diffusione del virus avrebbe conseguenze devastanti e incontrollabili.
Coronavirus, Fontana: si esce solo con volto coperto
Complimenti e notizie positive finiscono qui. Adesso è necessario che il capo del governo compia un grande discorso di verità di fronte al Paese. Un conto, infatti, è avere la percezione che questo incubo possa concludersi o, quanto meno, allentare la morsa entro i primi di maggio, massimo giugno; un conto, come purtroppo sembra, è dover prendere atto che entro l’estate, forse, si tornerà a un minimo di decenza ma che la situazione potrà tornare a una più che parziale normalità non prima dell’autunno, con tutte le conseguenze del caso. All’emergenza sanitaria si somma, difatti, quella economica. Conte e il bravo ministro Provenzano hanno compreso per tempo la portata della tragedia in atto e stanno mettendo a punto gli strumenti per fronteggiarla, ma il timore è che ogni giorno in più in cui sarà necessario prolungare la stretta, una miriade di attività produttive, esercizi commerciali e luoghi di ristorazione non avranno la forza di rialzare la serranda.
Senza contare ciò che sta accadendo nel Meridione, ma non solo, dove molte attività sono purtroppo in nero e la catastrofe rischia di assumere contorni apocalittici, come testimoniano i primi assalti ai supermercati e i tentativi disperati, e ovviamente sbagliatissimi, di rimettersi al lavoro. Non è il momento, è rischioso, bisogna assolutamente impedire che il contagio riprenda vigore vanificando gli immensi sforzi compiuti finora; tuttavia, è la spia di un malessere profondo, il preludio di quello che potrebbe accadere sempre più di frequente qualora non venisse rivolto al Paese un discorso chiaro e inequivocabile.
Le scuole, con ogni probabilità, non riapriranno; pertanto, farebbe bene la ministra Azzolina a comunicare le modalità innovative con cui si svolgerà quest’anno l’esame di Maturità e, possibilmente, ad annullare l’esame di terza media e le bocciature. Non perché qualcuno voglia promuovere gli “asini”, come sostengono i soliti cattivisti con il cinismo di cui sono capaci in ogni circostanza, ma perché non si può bocciare un ragazzo dopo un quadrimestre, senza avergli dato la possibilità di recuperare.
Per quanto concerne il mondo del lavoro, è necessario che l’esecutivo faccia chiarezza sulle cifre e spieghi bene in cosa consisteranno gli aiuti, valutando il da farsi a livello di tassazione e prendendosi in carico le sorti di milioni di persone che rischiano di scivolare nella miseria. L’editoria, poi, dev’essere aiutata con misure straordinarie: librerie e case editrici sono presidi democratici imprescindibili e non possiamo permetterci che rimangano in vita solo i colossi, con danni incalcolabili al pluralismo delle idee e allo sviluppo sociale, culturale e civile della Nazione.
Infine, ed è l’aspetto più importante, sarà il caso che a Palazzo Chigi e dintorni si prenda atto che i canti sui balconi, gli “andrà tutto bene” e le manifestazioni di ottimismo che avevano caratterizzato i primi giorni della pandemia stanno venendo meno, a dimostrazione che qualcuno sta iniziando a cedere, a non crederci più, a smarrire la fiducia nei confronti di una compagine sgangherata ma che nel disastro totale sembra, comunque, aver trovato la propria dimensione. La stima nei confronti di Conte, almeno da parte mia, e per fortuna anche da parte di milioni di italiani, è intatta. Questo, però, è il momento della verità. Saranno lacrime e sangue, la ricostruzione durerà anni e richiederà un impegno collettivo senza precedenti. I vecchi schemi e le ricette che afferiscono alla stagione del liberismo arrembante devono essere riposti nel cassetto e, possibilmente, bollati per ciò che sono: immani stupidaggini. Se Conte saprà compiere questo passo, e se nessuno gli metterà i bastoni tra le ruote, almeno fra i membri della maggioranza, comunque vada, sarà ricordato come l’avvocato che venne dal nulla, o quasi, e seppe conquistare il consenso, la stima e, soprattutto, la gratitudine della comunità.

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sabato 4 aprile 2020

Coronavirus, ordinanza Lombardia: in giro con protezione sul volto


In Lombardia si dovrà andare in giro indossando la mascherina o comunque con una protezione su naso e bocca. E' quanto prevede la nuova ordinanza contro il coronavirus del governatore Attilio Fontana che entrerà in vigore domani fino al 13 aprile.
Borrelli: "Mascherina? Io non la uso" "Mascherine obbligatorie in Lombardia? Io non la uso perché rispetto le distanze. E' importante indossarla se non si rispettano le distanze". Lo ha detto il capo della protezione civile Angelo Borrelli.  
Sulla stessa lunghezza d'onda anche il presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli. "Le mascherine sono utili per prevenire il contagio da parte di un soggetto con Covid-19. L'idea che esista una quota di asintomatici infettanti può essere di utilità, ma la misura fondamentale è quella del distanziamento sociale. In questo momento noi non abbiamo dato" l'utilizzo obbligatorio come indicazione. 

La nuova ordinanza di Regione Lombardia Da domani e fino al prossimo 13 aprile, spiega la Regione Lombardia in una nota, "restano in vigore le misure restrittive già stabilite per l'intero territorio lombardo lo scorso 21 marzo con ordinanza regionale". In più, però, la nuova ordinanza del presidente Attilio Fontana "introduce anche l'obbligo per chi esce dalla propria abitazione di proteggere sé stessi e gli altri coprendosi naso e bocca con mascherine o anche attraverso semplici foulard e sciarpe". 

giovedì 2 aprile 2020

“Inps rischia una multa fino a 20 milioni di euro”: parla a TPI l’esperto di privacy Luca Bolognini



Dopo la fuga di dati riservati avvenuta oggi, l'INPS dovrà "inviare una lettera di spiegazioni 
agli italiani". Secondo la legge, "violazione dei dati personali" non significa solo "attacco malevolo", ma anche "errore accidentale"
Inps rischia multa 20 milioni di euro: a TPI l’esperto di privacy Luca Bolognini
Il data breach del sito INPS riportato questa mattina sta sollevando molte polemiche: TPI ha intervistato uno dei massimi esperti in privacy e diritto digitale in Italia, l’avvocato Luca Bolognini, presidente dell’Istituto italiano per la privacy e la valorizzazione dei dati.
Avv. Bolognini, la fuga di dati del portale INPS sembrava un pesce d’aprile.
Vero, ma purtroppo non lo è. Il data breach dei sistemi INPS è stato enorme, moltissime persone hanno potuto visualizzare i profili riservati di altrettanti cittadini.
L’INPS rischia qualche multa?
Certamente, l’INPS è un titolare del trattamento pubblico e, se fosse accertata la responsabilità dell’ente nell’adozione di misure di sicurezza inadeguate e nel mancato rispetto del principio di integrità e riservatezza, rischierebbe fino a 20 milioni di euro di sanzione da parte del Garante per la protezione dei dati personali, oltre ad una serie di provvedimenti prescrittivi e inibitori anche urgenti.
Quando si verificano questi fatti è comune dare la colpa a fornitori o dipendenti.
Se fossero confermate responsabilità di fornitori tecnologici o anche di singoli individui, interni o esterni all’ente, questi potrebbero essere chiamati a risarcire. In caso di dirigenti e personale interno, se la loro condotta attiva o omissiva avesse giocato un ruolo determinante nel data breach, una responsabilità patrimoniale personale potrebbe anche essere riconosciuta dalla Corte dei Conti. Insomma, stiamo parlando di conseguenze potenzialmente molto pesanti. Si tratta, però, di capire in concreto chi abbia fatto o omesso cosa. Questa è la chiave.
Sono stati messi in pericolo anche gli utenti che hanno visualizzato i dati?
Si è trattato di una macroscopica violazione dei dati degli italiani che è sulla pelle e sotto gli occhi di milioni di persone. Ricordiamoci che “violazione dei dati personali”, secondo la legge vigente, non significa solo “attacco malevolo”, può voler dire anche “errore accidentale” che comunque comporti rischi per i diritti e le libertà delle persone. Chi ha visualizzato i dati altrui invece dei propri ha, a sua volta, come minimo sofferto dell’interruzione di un servizio pubblico, perché voleva chiedere il bonus e non ha potuto farlo. E questo, sempre che non ci fosse un hacker di mezzo. Comunque, entro poche ore o massimo giorni, l’INPS dovrà inviare una dettagliata lettera di spiegazioni agli italiani: è un obbligo previsto dall’articolo 34 del GDPR, il Regolamento privacy europeo. Lì capiremo meglio.
Cosa sarebbe successo ad un’azienda privata?
Un’azienda privata avrebbe rischiato sanzioni pecuniarie perfino più alte di un ente pubblico, fino al 4 per cento del fatturato totale mondiale dell’anno precedente, oltre a un duro colpo reputazionale e di mercato. Sì, perché un’impresa privata deve poi competere con i concorrenti e rischia di perdere utenti e clienti, mentre un ente previdenziale centrale come l’INPS, almeno, questa sfida non deve sostenerla e ciò dovrebbe costituire un incentivo, a maggior ragione, a destinare grandi risorse alla protezione dei dati e all’affidabilità dei sistemi informatici.
Qualcuno parla di questioni “tecniche”.
Non si tratta di “questioncine tecniche”, ma di responsabilità politiche di vertice e di scelte strategiche negli investimenti in cybersecurity: questi temi oggi devono essere prioritari, critici e cruciali per l’ordine del giorno dei consigli d’amministrazione di enti pubblici. Confido nel fatto che lo siano stati anche per INPS e che possano dimostrare di essere stati vittime di un attacco di livello imprevedibile. Speriamo solo che nel tracciamento digitale dei cittadini per il contrasto al Coronavirus le misure di sicurezza si rivelino migliori.
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giovedì 26 marzo 2020

ATTIVITA' PER LA MENTE E IL CORPO


By m.municipio3newsletter@comune.milano.it
ATTIVITA' PER LA MENTE E IL CORPO

Carissime e carissimi,
per continuare a mantenere viva l’attività della mente e del corpo, abbiamo pensato di suggerirvi alcune proposte che ci manterranno in allenamento in maniera piacevole, divertente e anche consapevole


RESTA (A CASA) IN LINEA!!!

Non sarà come giocare a calcetto al martedì con la maglietta di Nestor Ortigoza ma provare a fare un po’ di ginnastica in queste giornate in cui siamo costretti a rimanere fermi in casa è molto utile.Grazie alla collaborazione della ProPatria1883, storica società sportiva del Municipio 3, sono a disposizione dei video tutorial molto utili per allenarsi in salotto. 

VADEMECUM CPP Bracco

Il Municipio 3, in accordo con CPP-Centro Psico Pedagogico di Bracco, fornisce in allegato uno strumento utile per le famiglie e gli educatori. In questo momento bisogna stare vicini ai più piccoli, spiegando loro cosa sta succedendo nel mondo con le giuste parole. Altrimenti ansia, paura e irrazionalità rischiano di prendere il sopravvento. Per fornire un contributo concreto a tutti i genitori il team del CPP-Centro Psico Pedagogico di Bracco ha redatto un vademecum con consigli pratici e suggerimenti preziosi, che risponde direttamente e in modo semplice alle domande che vengono poste dai figli di diverse età. Il Vademecum è stato già trasmesso alle 19 scuole coinvolte nel progetto e alle istituzioni comunali e regionali che hanno la responsabilità dell’istruzione, ma diventa oggi disponibile a tutti.
  
INSIEME

L’appuntamento quotidiano della durata di circa mezz’ora, dalla pagina FB Milano Municipio 3 con un luogo, un evento culturale, un fatto, una curiosità, un personaggio.  

Speriamo di farvi cosa gradita.

Congedi Covid19: online istruzioni complete



Requisiti e istruzioni specifiche di domanda per le diverse categorie di lavoratori che chiedono il congedo parentale straordinario Covid 19, istruzioni INPS per anche per datori di lavoro.
Il congedo parentale straordinario previsto per l’emergenza Coronavirus – 15 giorni lavorativi non frazionabili in ore, di cui si può fruire non consecutivamente e ripartire tra i due genitori (anche adottivi e affidatari) – a partire dal 5 marzo da dipendenti pubblici e del privato, nonché iscritti alla Gestione separata e autonomi iscritti all’INPS.
E’ retribuito al 50% (fino a 12 anni del figlio), aggiuntivo rispetto al congedo parentale, non spetta se nel nucleo familiare c’è un genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito per sospensione o cessazione dell’attività lavorativa, oppure è disoccupato o non lavoratore (infatti serve autocertificazione in questo senso).
Come fare domanda
La modalità di presentazione della domanda cambia a seconda della tipologia di lavoratori:
  • per i dipendenti del privato con figli fino a 12 anni la procedura è la stessa del congedo parentale ordinario, le istruzioni sono contenute nella circolare  INPS 45/2020, con precisazioni e casi particolari rispetto alla norma (articoli 23 e 24 del dl 18/2020);
  • per i dipendenti pubblici con figli fino a 12 anni si presenta domanda all’amministrazione di appartenenza, che fornisce le istruzioni;
  • dipendenti con figli tra 12 e 16 anni: si fa domanda solo al datore di lavoro, che poi dovrà comunicare all’INPS le giornate fruite nel flusso UniEmens o DMAG, utilizzando i codici evento appositamente introdotti.
  • per iscritti alla gestione separata con figli minori di 3 anni e autonome con figli minori di 1 anno, la domanda INPS è quella consueta del congedo parentale;
  • per iscritti alla gestione separata e autonome oltre i limiti previsti per il congedo parentale, e autonomi iscritti all’INPS, bisogna presentare istanza specifica per congedo COVID-19, per periodi dal 5 marzo, inoltrata con la procedura web del congedo parentale presto modificata a tal fine (m nel frattempo si può fruire del congedo e presentare domanda dopo).
Attenzione: mentre per i dipendenti è prevista la conversione automatica dei periodi di congedo successivi al 5 marzo da ordinario a straordinario, per le altre categorie di lavoratori  le domande presentate prima del 17 marzo (entrata in vigore del dl 18/2020), anche se la richiesta di congedo riguarda un periodo successivo al 5 marzo, non prevede che il congedo sia automaticamente convertito nel COVID-19. Quindi resta indennizzato al 30% e segue tutte le altre regole ordinarie.
Dipendenti del privato
I 15 giorni sono cumulativi fra entrambi i genitori, che decidono se e come dividerseli. Di seguito le regole per la domanda.
Genitori di figli fino a 12 anni: si presenta richiesta INPS online e comunicazione al datore di lavoro (come di consueto); chi era già in congedo non presenta nuova domanda perché scatta la conversione automatica (e i datori di lavoro non dovranno computare tali periodi a titolo di congedo parentale).
Per chi aveva esaurito i congedi ordinari la procedura web è ancora da aggiornare; nel frattempo, i datori di lavoro devono consentire la fruizione del congedo COVID-19 e provvedere al pagamento della relativa indennità, fermo restando l’onere per i genitori, non appena completato l’adeguamento informatico, di presentare apposita istanza.
Per i datori di lavoro: per i giorni di congedo già fruiti dal 5 al 25 marzo (data di pubblicazione della circolare INPS), bisogna compilare i flussi di denuncia utilizzando esclusivamente i codici evento e i codici conguaglio COVID-19 (elencati nella circolare INPS). Devono anche anticipare l’indennità pari al 50% della retribuzione, nei casi in cui sia prevista. Per i casi di pagamento diretto, l’indennità è erogata dall’INPS.
Lavoratori in gestione separata e autonomi iscritti INPS
Anche in questo caso, vengono previste maggiori tutele rispetto al congedo parentale ordinario, che riguardano sia le nuove percentuali per fasce di età (figli fino a 12 anni) sia la tutela oltre i massimali.
  • Per i lavoratori in gestione separata, l’indennità è pari al 50% di 1/365 del reddito, individuato secondo la base di calcolo utilizzata ai fini della determinazione dell’indennità di maternità. Il congedo ordinario, invece, è al 30% e limitato ai figli fino a tre anni.
  • Per gli autonomi iscritti all’INPS, l’indennità è pari al 50% della retribuzione convenzionale giornaliera stabilita annualmente dalla legge, a seconda della tipologia di lavoro autonomo svolto. La tutela prevista in caso di fruizione di congedo parentale ordinario è invece al 30% e solo per i figli fino a 1 anno di età.
In pratica, il congedo COVID-19 introduce una tutela per i genitori di figli fino ai 12 anni che non possono fruire del congedo parentale e, nello specifico:
  • per i genitori iscritti alla Gestione separata che abbiano già raggiunto i limiti individuali e di coppia previsti dalla specifica normativa sul congedo parentale, ossia 6 mesi per minori di 3 anni di età;
  • per le lavoratrici autonome iscritte all’INPS che abbiano già raggiunto il limite individuale previsto dalla specifica normativa sul congedo Requisiti e istruzioni specifiche di domanda per le diverse categorie di lavoratori che chiedono il congedo parentale straordinario Covid 19, istruzioni INPS per anche per datori di lavoro.
  • Il congedo parentale straordinario 
  • previsto per l’emergenza Coronavirus – 15 giorni lavorativi non frazionabili in ore, di cui si può fruire non consecutivamente e ripartire tra i due genitori (anche adottivi e affidatari) – a partire dal 5 marzo da dipendenti pubblici e del privato, nonché iscritti alla Gestione separata e autonomi iscritti all’INPS.
  • Congedi straordinari Coronavirus al via: la guida INPS
  • E’ retribuito al 50% (fino a 12 anni del figlio), aggiuntivo rispetto al congedo parentale, non spetta se nel nucleo familiare c’è un genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito per sospensione o cessazione dell’attività lavorativa, oppure è disoccupato o non lavoratore (infatti serve autocertificazione in questo senso).
  • Come fare domanda
  • La modalità di presentazione della domanda cambia a seconda della tipologia di lavoratori:
  • per i dipendenti del privato con figli fino a 12 anni la procedura è la stessa del congedo parentale ordinario, le istruzioni sono contenute nella circolare  INPS 45/2020, con precisazioni e casi particolari rispetto alla norma (articoli 23 e 24 del dl 18/2020);
  • per i dipendenti pubblici con figli fino a 12 anni si presenta domanda all’amministrazione di appartenenza, che fornisce le istruzioni;
  • dipendenti con figli tra 12 e 16 anni: si fa domanda solo al datore di lavoro, che poi dovrà comunicare all’INPS le giornate fruite nel flusso UniEmens o DMAG, utilizzando i codici evento appositamente introdotti.
  • per iscritti alla gestione separata con figli minori di 3 anni e autonome con figli minori di 1 anno, la domanda INPS è quella consueta del congedo parentale;
  • per iscritti alla gestione separata e autonome oltre i limiti previsti per il congedo parentale, e autonomi iscritti all’INPS, bisogna presentare istanza specifica per congedo COVID-19, per periodi dal 5 marzo, inoltrata con la procedura web del congedo parentale presto modificata a tal fine (m nel frattempo si può fruire del congedo e presentare domanda dopo).
  • Attenzione: mentre per i dipendenti è prevista la conversione automatica dei periodi di congedo successivi al 5 marzo da ordinario a straordinario, per le altre categorie di lavoratori  le domande presentate prima del 17 marzo (entrata in vigore del dl 18/2020), anche se la richiesta di congedo riguarda un periodo successivo al 5 marzo, non prevede che il congedo sia automaticamente convertito nel COVID-19. Quindi resta indennizzato al 30% e segue tutte le altre regole ordinarie.
  • Dipendenti del privato
  • I 15 giorni sono cumulativi fra entrambi i genitori, che decidono se e come dividerseli. Di seguito le regole per la domanda.
  • Genitori di figli fino a 12 anni: si presenta richiesta INPS online e comunicazione al datore di lavoro (come di consueto); chi era già in congedo non presenta nuova domanda perché scatta la conversione automatica (e i datori di lavoro non dovranno computare tali periodi a titolo di congedo parentale).
  • Per chi aveva esaurito i congedi ordinari la procedura web è ancora da aggiornare; nel frattempo, i datori di lavoro devono consentire la fruizione del congedo COVID-19 e provvedere al pagamento della relativa indennità, fermo restando l’onere per i genitori, non appena completato l’adeguamento informatico, di presentare apposita istanza.
  • Per i datori di lavoro: per i giorni di congedo già fruiti dal 5 al 25 marzo (data di pubblicazione della circolare INPS), bisogna compilare i flussi di denuncia utilizzando esclusivamente i codici evento e i codici conguaglio COVID-19 (elencati nella circolare INPS). Devono anche anticipare l’indennità pari al 50% della retribuzione, nei casi in cui sia prevista. Per i casi di pagamento diretto, l’indennità è erogata dall’INPS.
  • Lavoratori in gestione separata e autonomi iscritti INPS
  • Anche in questo caso, vengono previste maggiori tutele rispetto al congedo parentale ordinario, che riguardano sia le nuove percentuali per fasce di età (figli fino a 12 anni) sia la tutela oltre i massimali.
  • Per i lavoratori in gestione separata, l’indennità è pari al 50% di 1/365 del reddito, individuato secondo la base di calcolo utilizzata ai fini della determinazione dell’indennità di maternità. Il congedo ordinario, invece, è al 30% e limitato ai figli fino a tre anni.
  • Per gli autonomi iscritti all’INPS, l’indennità è pari al 50% della retribuzione convenzionale giornaliera stabilita annualmente dalla legge, a seconda della tipologia di lavoro autonomo svolto. La tutela prevista in caso di fruizione di congedo parentale ordinario è invece al 30% e solo per i figli fino a 1 anno di età.
  • In pratica, il congedo COVID-19 introduce una tutela per i genitori di figli fino ai 12 anni che non possono fruire del congedo parentale e, nello specifico:
  • per i genitori iscritti alla Gestione separata che abbiano già raggiunto i limiti individuali e di coppia previsti dalla specifica normativa sul congedo parentale, ossia 6 mesi per minori di 3 anni di età;
  • per le lavoratrici autonome iscritte all’INPS che abbiano già raggiunto il limite individuale previsto dalla specifica normativa sul congedo parentale, ossia 3 mesi per minori di 1 anno di età;
  • per i lavoratori autonomi iscritti all’INPS a cui non è riconosciuta la tutela del congedo parentale.
  • Con riferimento ai soggetti iscritti alla Gestione separata, sono ammessi i parasubordinati con rapporto attivo e i liberi professionisti titolari di partita IVA attiva, o componenti di studi associati o società semplici con attività di lavoro autonomo di cui all’articolo 53, comma 1, del Dpr 917/1986, non coperti da altre forme di previdenza obbligatoria.
  • I periodi di congedo sono coperti da contribuzione figurativa, per l’autorizzazione non è prevista la sussistenza dei requisiti di un minimo contributivo e della regolarità contributiva.
  • La circolare INPS contiene istruzioni dettagliate per i datori di lavoro in relazione a codici tributo da utilizzare e procedure Uniemens. Capitoli specifici sono dedicati ai genitori di figli con handicap grave ai sensi della legge 104/1992, per i quali sono previsti congedi specifici.
  • parentale, ossia 3 mesi per minori di 1 anno di età;
  • per i lavoratori autonomi iscritti all’INPS a cui non è riconosciuta la tutela del congedo parentale.
Con riferimento ai soggetti iscritti alla Gestione separata, sono ammessi i parasubordinati con rapporto attivo e i liberi professionisti titolari di partita IVA attiva, o componenti di studi associati o società semplici con attività di lavoro autonomo di cui all’articolo 53, comma 1, del Dpr 917/1986, non coperti da altre forme di previdenza obbligatoria.
I periodi di congedo sono coperti da contribuzione figurativa, per l’autorizzazione non è prevista la sussistenza dei requisiti di un minimo contributivo e della regolarità contributiva.
La circolare INPS contiene istruzioni dettagliate per i datori di lavoro in relazione a codici tributo da utilizzare e procedure Uniemens. Capitoli specifici sono dedicati ai genitori di figli con handicap grave ai sensi della legge 104/1992, per i quali sono previsti congedi specifici.
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mercoledì 25 marzo 2020

Coronavirus. La scuola si fa a distanza Quando si tornerà in aula la scuola potrebbe non essere più la stessa. Bisognerà fare i conti con quello che è accaduto in questo periodo così difficile per il Paese



Quando si tornerà in aula la scuola potrebbe non essere più la stessa. Bisognerà fare i conti con quello che è accaduto in questo periodo così difficile per il Paese 
Più di 8 milioni di studenti a casa per l’emergenza coronavirus, attività didattiche sospese nelle aule ma che proseguono con la didattica a distanza. Cambiano i tempi, le modalità, i riti a cui la scuola era abituata da secoli di esperienza. E se un po' tutti sappiamo usare un tablet o un computer, l'uso didattico di questi strumenti è ben altra cosa. Cambia anche il ruolo dei genitori, soprattutto di quelli con figli piccoli. A casa con lo smart working o a lavoro, sono loro a seguire i figli e a "prestare" i loro pc. Ma cosa si intende per didattica a distanza? Lo abbiamo chiesto a Giuseppe Rossi, docente universitario di didattica generale e presidente di Sirem, Società italiana di Ricerca sull'educazione mediale: "Non è semplicemente trasportare le stesse cose che faccio in presenza su altri mezzi ma è ripensare alle stesse finalità con modelli didattici e tecnologie differenti". Assegnare tanti compiti agli studenti non è fare didattica a distanza. La lezione, spiega Rossi, va strutturata su quattro punti fondamentali: "in presenza c’è un’accoglienza, poi c’è una parte in cui il docente spiega e poi ci sono attività e un feedback, come ricreare questo a distanza? L’accoglienza ci deve essere, un testo che parla degli obiettivi e delle modalità di lavoro. Poi devo fornire contenuti, ad esempio pagine video. Terzo le attività, dobbiamo pensare a quali attività svolgere online, lavori di gruppo, scrivere in modo condiviso, disegnare, mandare foto di disegni fatti…Lo studente deve sentirsi attivo. Poi, non deve mancare il feedback". La videoconferenza deve avere una durata sostenibile e va inframmezzata da video e altri materiali: "La cosa bella - ci dice Rossi - è che ho molte più domande online di quelle che avevo in presenza. I ragazzi si sentono più liberi, però va frammentata la lezione, perché la grammatica è diversa". Il Digital Divide La prima cosa da fare è capire di quali dotazioni informatiche dispongono  le famiglie, e anche,se i genitori possono supportare i figli. "In questo momento l'insegnante deve mantenere un rapporto forte con le famiglie, ci deve essere una collaborazione. Il ruolo sociale della scuola dovrebbe essere quello di creare una rete sociale ampia. Prima di avviare qualsiasi attività in rete, occorre fare una analisi di come le famiglie accedono a internet, con quali strumenti, solo dopo posso decidere quale è il canale e quali strumenti utilizzo". Fondamentale anche il coordinamento tra gli insegnanti:" Molti mi dicono mio figlio ha 5 insegnanti, ognuno fa lezione in modo diverso. Penso sia importante che si accordino e che propongano una modalità simile, come un contenitore che dà un senso di uniformità", al pari dell'aula.    Ma come evitare che questa esperienza si traduca in frustrazione per i docenti? "Dobbiamo pensare sia al rischio che all’opportunità. L’opportunità è pensare che anche in futuro noi dovremo utilizzare questi strumenti. In questo momento dobbiamo evitare che la non competenza attuale porti a dire che non funziona o che generi frustrazione. Come Sirem abbiamo dato linee guida di carattere didattico; oggi abbiamo la possibilità di sperimentare cose nuove che dovranno rimanere anche quando l’emergenza sarà finita. Dobbiamo evitare che la grande energia dei docenti diventi una frustrazione, mi impegno ma non ho frutti". "Oggi la didattica a distanza ha prima di tutto una funzione sociale. Mi accorgo che i miei studenti mandano messaggi anche la domenica, di continuo. E' anche un modo per superare l’ansia che stiamo vivendo. Viviamo chiusi in casa e viviamo anche delle angosce, e poterle condividere è il modo migliore per esorcizzarle, poter comunicare in rete è importante anche per questo". Fondamentale è anche fornire esempi di buone pratiche e far circolare le idee. Con questa finalità Sirem ha organizzato degli incontri virtuali in cui i docenti discutono tra di loro e si scambiano modelli educativi. "Abbiamo scelto uno strumento che consente l’accesso in contemporanea a 500 persone, per chiedere ai docenti quali modelli stanno mettendo in atto, confrontarci. Noi cercheremo di raccogliere le buone esperienze, crediamo sia molto importante per la scuola ma anche per l’università". Programmazione e coordinamento. L'Istituto Comprensivo 4 Ovest di Sassuolo Marzia Calvano è alla guida dell'Istituto Comprensivo 4 Ovest. Le attività didattiche sono sospese dal 25 febbraio, ma dirigente e docenti si sono rimboccati le maniche e hanno attivato un modello di didattica a distanza che sta funzionando. Programmazione e coordinamento le parole chiave. "Per noi non è stata una novità assoluta, perché negli anni i miei docenti hanno frequentato corsi sull’uso delle tecnologie digitali nella didattica. Detto ciò quest’emergenza ha creato paura e smarrimento. Il 25 febbraio ho creato una mini task force che comprendeva gli animatori digitali e i docenti  più avvezzi con le tecnologie per trovare insieme una soluzione, abbiamo fatto un’analisi delle risorse strumentali e umane che avevamo a disposizione e anche quei docenti che non si lasciavano subito coinvolgere abbiamo cercato di aiutarli sostenendoli. I docenti più capaci hanno fatto dei tutorial per aiutarli. Abbiamo un docente che coordina le attività, a inizio settimana viene fatto un calendario delle video lezioni, per le varie materie e le diverse classi, in modo da evitare un sovraccarico di lavoro, dispersione di risorse e e smarrimento". Se i più grandi utilizzano piattaforme virtuali, per la primaria il rol non è solo un registro di compiti ma uno strumento di comunicazione "a cui si affiancano tutorial, spiegazioni e lettere sentite, scritte con il cuore dalle maestre alle famiglie e ai bambini, soprattutto i più fragili. Abbiamo avviato anche una ricognizione per vedere se tutti dispongono dei dispositivi per poter disporre eventualmente device in comodato d’uso. Io ho la fortuna di genitori che hanno mandato la foto dei compiti a chi non poteva accedere al registro elettronico, si è creata solidarietà, ovvio che con i più piccoli non posso usare strumenti come google classroom e google meet, e ci sono rituali quotidiani e familiari che non vogliamo modificare ma vogliamo rispettare. Se prima erano gli alunni a entrare a scuola, ora è la scuola ad entrare, ma con rispetto e cercando una collaborazione. E' importante il lavoro di squadra, altrimenti viene percepito all’esterno e si crea quello smarrimento che non ti permette di mantenere il filo costante con famiglie e bambini". La Calvano ci racconta anche dell'attenzione ai bambini più fragili, come la merenda virtuale molto partecipata organizzata per uno di loro. "In una lettera - conclude - ho scritto che quando torneremo a scuola avremo tempo di riflettere. Da questa esperienza usciremo arricchiti ci ha fatto scoprire che abbiamo competenze di cui non siamo consapevoli ma che in una condizione di emergenza abbiamo la forza di metterle in campo e penso che quando torneremo a scuola ci lavoreremo e rifletteremo sopra".  Sesto San Giovanni. L'esperienza dell'Istituto Professionale Enrico Falck L'Istituto professionale Falck è una scuola storica, vicino Milano. "Non è stato facile, le prime settimane sono state di rodaggio -  ci racconta una delle insegnanti, Daniela Montorio - alcuni docenti adottavano già queste modalità, altri si stanno adeguando all’utilizzo di alcune piattaforme. L’obiettivo è tenere un contatto costante con i ragazzi, devono avvertire che la scuola c’è, è importante non lasciarli abbandonati a se stessi". La giornata inizia alle 9 con due ore di lezione su skype con i suoi sedici ragazzi: "Gli studenti chiedono subito come sta, quando passerà... loro sono tutti in pigiama, io li rassicuro, a volte ci sono anche i loro genitori, e inizia una lezione in cui c’è uno scambio, e devo dire che c’è entusiasmo". Per la Montorio la difficoltà principale non è tanto nell'utilizzo degli strumenti: "noi abbiamo una preparazione digitale, ma io penso di non essere mai abbastanza vicina, sono giovani e forse solo adesso stanno capendo la criticità di questa situazione. Fino a qualche settimana fa i ragazzi continuavano a baciarsi, a abbracciarsi, adesso invece c’è stata la presa di coscienza. Sono spaventati ma hanno voglia di vederci, di ritrovare la quotidianità che ora è cambiata e non si sa quando torneremo a scuola. Tutte le mattine uno studente mi dice che andrà tutto bene...".  L'Istituto Comprensivo Montello-Santomauro di Bari. La didattica a distanza come opportunità "Ci voleva l’interruzione forzata per guardare alla scuola con un occhio diverso, esaltandone la funzione pedagogica". Per Maria Grazia Fiore, che insegna in una seconda elementare di Bari, l'esperienza della didattica a distanza può essere un'opportunità per guardare alla scuola con occhi diversi e riflettere sulla sua funzione educativa. "Mi auguro che quando torneremo in aula adotteremo certe soluzioni a distanza. Si sta appassionando anche ci era lontano da queste metodologie. Io lo vedo come uno spartiacque, non torneremo come prima, il che non sappiamo cosa significhi… Forse oltre alle prove di evacuazione faremo anche quelle di videoconferenza. Io sono convinta che qualcosa lascerà, come le piene dei fiumi".  La maestra Fiore ci racconta come sta cambiando il rapporto con i genitori: "So cosa significa stare in casa con figli che non vanno a scuola. Stiamo cercando di non stressare troppo i genitori, di essere comprensivi. Tutto questo ci servirà a rivalutare anche le relazioni con la comunità educante". Quando organizza la lezione la maestra si preoccupa anche dei genitori, e i rapporti si sono fatti ancora più stretti: "propongo attività pratiche con cose che si trovano in casa in modo che i genitori non debbano impazzire, cerco di renderli autonomi più possibile, i genitori devono dare giusto un’occhiata". Il lavoro degli insegnanti da casa non ha più orari. Si lavora a tutte le ore, anche di notte. La maestra Fiore ha realizzato dei brevi video in cui racconta sottoforma di favola alcuni argomenti: "la mia struttura è un piccolo video introduttivo in cui li saluto, gli spiego cosa faremo. La prima lezione li ho stupiti perché ho trovato un assistente che mi aiutava a spiegare l’orologio, un video in rete, li ho incuriositi e poi li ho fatti scrivere su loro quaderno. Do loro sempre dei feedback, hanno bisogno di sentirsi dire ho fatto bene anche se glielo hai spiegato 4 volte. Sto provando a non fargli perdere la guida della maestra".  Le "sfide educative" del Fem di Modena Una comprovata esperienza nella creazione di contenuti ed esperienze didattiche a distanza è quella del Fem di Modena, centro di ricerca e produzione sull’apprendimento e le metodologie innovative che lo riguardano. All’estero ET, education technology. Ci spiega di più Donatella Solda, fondatrice del Fem nel 2018. Il Piano scuola Digitale del Miur si deve anche al suo apporto. "Fem mette insieme la conoscenza allo stato dell’arte delle neuroscienze, della pedagogia e di tutte le discipline che si occupano dell’apprendimento, da una parte, e, dall’altra le tecnologie che attualmente vengono utilizzate nelle occasioni di apprendimento. Noi costruiamo dei contenuti, delle soluzioni che mettono insieme queste due componenti per, ad esempio, innovare il modo in cui si insegna la matematica o le Stem, oppure per attività che riguardano la comprensione del testo attraverso tecnologie che generalmente non sono utilizzate per questi scopi, come la linguistica computazionale, ma che possono diventare un modo moderno di insegnare e apprendere" .  Per supportare la scuola, il Fem ha messo online una serie di sfide educative per studenti dalla primaria alle superiori:  "Sul presupposto che la relazione tra chi accompagna all’apprendimento e chi ne fruisce non possa essere sostituita integralmente dalle piattoforme e dalla tecnologia in sè, il nostro palinsesto per questo periodo riguarda sfide educative organizzate intorno ad occasioni di apprendimento autentico. Quello che facciamo sono dei contenuti relativi a problemi reali, ad esempio la propagazione del virus, la qualità dell’aria, a cui associamo obiettivi disciplinari, per cui gli studenti delle superiori possono cimentarsi con esercizi di data science per capire dall’analisi dei dati come comprendere l’evoluzione di un problema reale. Oppure costruiamo delle esperienze che il docente può svolgere insieme ai propri ragazzi che alimentano e aumentano le interazioni di comunità, che in questo momento di isolamento o interazione a distanza vedono un individualismo più spinto e che quindi richiedono uno sforzo maggiore per essere ancorati a delle occasioni collettive".  La tecnologia di per sé non basta, "non crea di per sé la relazione educativa o l’apprendimento che si cerca in queste occasioni. Bisogna tener conto di esigenze di attenzione, di uso del tempo in maniera efficace. Come la pedagogia in presenza ha le sue regole così l’apprendimento a distanza ha una sua lunga tradizione ormai,  è più di un ventennio che esiste l'e-learning, ma ci vuole uno sforzo di riflessione sul contenuto e sull’obiettivo da realizzare" per interessare ragazzi a casa ancora più distratti da videogiochi o serie televisive. Il Fem in questa fase guarda anche ad altri destinatari dei suoi contenuti, come professionisti che possono approfittare del tempo "a casa" per migliorare le  proprie competenze digitali, o gli stessi cittadini che ancora hanno poca dimestichezza con l'interazione online con la pubblica amministrazione.
di Alessandra Solarino 24 marzo 2020

martedì 24 marzo 2020

Perché in Lombardia si muore? Gli errori di Fontana e altre sette importanti ragioni


Nella regione più colpita dal Coronavirus siamo abbandonati, quella di Fontana è una non gestione. L'emergenza è affrontata senza un protocollo, senza un senso. E da oggi senza nemmeno il sole

Stamattina mi sono svegliata nell’ormai solito silenzio angosciante di questa città impaurita, Milano, e ho visto la pioggia. Dopo giorni di un sole che consolava un po’ (ieri avevo perfino pulito il terrazzo), è arrivato anche questo tetto grigio sulla testa. E quindi oggi mi prendo il tempo di buttare giù le tante cose che ho visto, ho ascoltato, ho imparato, ho toccato con mano in questo mese di lutti e sgomento. Il tema di cui devo parlare è “perché in Lombardia stiamo morendo così e così tanto”. Dividerò la questione in due parti. Quella che definirei “dell’ineluttabile” e quella che invece sarebbe “del reversibile”, se solo si provasse a cambiare le cose.
L’ineluttabile
1) La Lombardia è stato il primo focolaio silente del paese e d’Europa. Questo primato è stata la nostra condanna. A gennaio e febbraio la Cina ci sembrava lontana. Quegli 8000 km che ci separano da Wuhan parevano una sufficiente distanza di sicurezza e l’idea anche il virus fosse già qui, pareva improbabile. Fior di virologi, in quel periodo, hanno affermato “In Italia il rischio è zero”. Invece il virus se ne stava già andando in giro, in Lombardia. Era nelle nostre città, nei nostri paesi, sui nostri treni, nelle nostre case, nei nostri ospedali in Lombardia. Probabilmente già da gennaio.
Il paziente 1 non era il contagiato 1. Era solo il primo paziente a cui è stato diagnosticato il Coronvirus, ovviamente. Lui è stato ricoverato la sera del 20 febbraio, ma stava male da giorni. In una clinica del piacentino c’era un vecchietto che stava male dal 10 e, presumibilmente, qualcuno è stato male anche prima. (oppure era asintomatico). È probabile che il paziente 0 sia stato qualcuno che è partito a Capodanno per la Cina, dalle zone di Codogno. O che sia finito su un aereo con qualcuno che aveva contratto il virus in Cina. Non sono un epidemiologo ma se dovessi partire da qualche parte, partirei da qui. Dai viaggi intorno a Capodanno degli abitanti di quella zona. Fatto sta che la totale inconsapevolezza di quello che stava accadendo ha reso cittadini e medici lombardi le vittime perfette. Quando abbiamo capito, il virus era già ovunque. Chi è arrivato dopo, ha avuto un po’ di vantaggio. Noi no. Noi eravamo già fregati.
2) Sul fatto che il contagiato zero fosse transitato nelle zone del basso lodigiano non ci sono dubbi. Forse Codogno, forse Casalpusterlengo, forse Somaglia, chissà. Geograficamente parlando, non proprio una gran fortuna. Codogno è nel cuore della Lombardia e a un passo dall’Emilia, posta esattamente nel centro della cintura Piacenza/Cremona/Brescia/Bergamo Milano/Pavia. Questo vuol dire treni, pendolari, merci che si spostano tra grandi città tutte molto vicine, tutte molto produttive, piene di scuole, università, turismo, aziende, aeroporti nazionale e internazionali. La famosa mobilità. Un focolaio situato in altre zone del paese forse sarebbe stato meno letale, meno veloce, meno spietato, meno incontenibile.
3) Le partite di calcio giocate in Lombardia nel momento della massima espansione silente del contagio sono senz’altro state un altro fattore disastroso, così come le settimane bianche e le tante festicciole di Carnevale festeggiate anche dopo l’emergenza. Atalanta- Valencia, ovvero 50 000 bergamaschi a San Siro il 19 febbraio, ha fatto la sua parte. (tra l’altro Valencia è uno dei focolai spagnoli) Va comunque detto che anche dopo il primo marzo, quando si cominciavano a contare i morti, la vita sociale di molti lombardi non ha avuto alcun freno. C’è chi è partito per le vacanze, chi per la montagna, chi ha fatto l’aperitivo in mezzo a centinaia di persone. Le foto della movida bresciana, milanese, cremonese in quei giorni restano lì, a imperitura memoria della scelleratezza. Così come i video scemi sulle città che non dovevano fermarsi.
4) La Lombardia è la regione più popolosa e anche quella col maggior numero di anziani di Italia. Ci sono 2 milioni e 270 mila over 65. Il Coronavirus uccide soprattutto gli anziani.
Il reversibile. Quello che si poteva fare o che si potrebbe fare e che non si è fatto o non si fa.
1) Non c’era un vero piano pandemico e se c’era non si è visto. Il cittadino può non essere preparato all’idea che la Cina arrivi qui in un mese, un governo deve esser informato e non può farsi cogliere impreparato. Illuminanti le parole dell’anestesista che diagnosticò il Coronavirus al paziente 1 di Codogno, così poco reattivo ad ogni cura: “Ho pensato all’impossibile”, ha detto. In quella frase c’è tutta l’impreparazione di un paese. (Non la sua eh, che è stata brava) Proprio di un paese. Gli ospedali, gli operatori sanitari evidentemente non erano stati preparati neppure all’evenienza.
Non c’era e non c’è mai stato un protocollo unico di intervento, non si è deciso prima che i pronto soccorso non potevano accogliere persone con sintomi simil influenzali o polmoniti, non si è pensato di rifornire gli ospedali di dispositivi dpi. Non si è pensato a preparare i medici di base. Nulla. Il disastro avvenuto negli ospedali ne è il risultato. I luoghi in cui dovevamo essere curati sono diventati troppo spesso i luoghi del contagio per pazienti e personale sanitario. E dunque per la Lombardia tutta. Gli ospedali lombardi (da Alzano in poi) sono tra i più importanti focolai della regione. E lì sono stati contagiati e sono morti tanti anziani che erano ricoverati per un femore rotto o che erano stati lì di passaggio, magari per un prelievo.
2) Non si sono chiuse le zone focolaio di Bergamo e la Val Seriana, così come si era fatto con Codogno. Il nord che produce ha accettato un cinico compromesso con la salute dei cittadini. E lo sta pagando.
3) E qui arriviamo a un tema spinoso. La regione Lombardia ha una sanità che in buona parte è affidata al privato, si sa. Non intendo entrare nella generica questione vantaggi/svantaggi, ma è indubbio che in una situazione di emergenza gli svantaggi siano stati superiori ai vantaggi. L’emergenza Coronavirus non è redditizia per i centri privati. Convertire una clinica in cui si fanno costose operazioni o si fanno pagare camere per la lunga degenza o semplice “residenza temporanea” anche seimila euro al mese in clinica Covid, non conviene. Di qui un problema fondamentale. Quando i focolai sono scoppiati nelle cliniche private che non erano ancora convertite in Covid, quante cliniche private hanno comunicato tempestivamente la situazione alla Asl? Quante hanno corso il rischio di venire chiuse all’istante e di perdere fatturato? Se in una clinica privata il personale si ammala è un problema. Se c’è un focolaio tra i pazienti è un problema. E con una gestione non pubblica ma interna della crisi, si possono insabbiare molte cose. Soprattutto se a un certo punto in tutti gli ospedali e le cliniche si chiudono le visite ai parenti.
Puoi nascondere a figli e mogli o mariti che i vecchietti si ammalano e se muoiono lo puoi comunicare per telefono, parlando con vaghezza di un “aggravamento delle condizioni” o di “sopraggiunte infezioni” o di “improvvise crisi respiratorie”. I focolai nascosti nelle strutture private sono stati un veicolo del contagio micidiale. Così come nelle case di riposo, per cui vale lo stesso identico discorso. (nella casa di riposo di Mediglia sono morti 50 anziani) Molti parenti di questi poveri anziani sono andati in giro per la Lombardia magari con una positività latente o ammalandosi, facendo ammalare. Poi non hanno saputo più nulla dei loro cari a cui spesso non è stato fatto il tampone. Ed è per questo, anche, che i morti in Lombardia sono di sicuro molti di più di quelli dichiarati.
4) Infine, e qui sta la questione più importante e drammatica, in Lombardia regna il caos. La gestione Fontana è una non gestione. Dovremmo urlarlo tutti i giorni in tutte le lingue. Dovremmo affacciarci al balcone non per cantare ma per urlare a Gallera e a Fontana di fare qualcosa di serio per arginare la malattia. Si aprono nuovi ospedali che si riempiranno in 5 minuti, ma non si fa quello che dall’epidemiologo al barista dell’autogrill avrebbe già deciso di fare in un paese serio: monitorare, mappare, isolare. In Lombardia, se non lo sapete ve lo dico io, siamo abbandonati a noi stessi. Non sapete e non sappiamo né il numero dei morti né il numero dei contagiati. Quei numeri lì snocciolati sulla Lombardia in conferenza stampa da Borrelli sono numeri di un’approssimazione sconcertante.
La gente sta morendo in casa senza mai aver avuto diagnosi, sta morendo negli ospizi e in certe cliniche private infilata in sacchi ancora in pigiama come da prassi senza che neppure sia stato fatto un tampone. Il numero dei contagiati in Lombardia non può essere calcolato semplicemente perché non si fanno tamponi neppure ai sintomatici gravi. Sintomatici gravi che non vengono dunque mappati, isolati, che non hanno neppure l’obbligo di stare in casa (ci si affida al buonsenso). Se hai tosse, febbre, congiuntivite, problemi respiratori ma non stai morendo, ti dicono di stare in casa e chiamare il medico di base, che ti dice di prendere la tachipirina. Nei casi più seri devi procurarti l’ossigeno. Fine. Questo vuol dire che contagerai il resto della famiglia. E magari un membro della famiglia che sembra stare bene esce, va a lavorare, va al supermercato. Ho amici, parenti, conoscenti che hanno chiamato il numero preposto per dire ho la febbre. Sto male. Sto molto male. È un terno al lotto.
A qualcuno viene detto sarà influenza. Ad altri chiami il medico. Ad altri non esca di casa e richiami se peggiora. Nessuno viene monitorato. Sono persone che con ogni probabilità hanno il Coronavirus e che non entreranno mai nella lista dei contagiati, se guariscono. Nel frattempo, però, abbandonate a loro stesse, possono fare danni enormi. Nessuno saprà se erano o sono entrate in contatto con amici infermieri o autisti del bus o impiegati di banca.
A Wuhan 9000 persone facevano mappature dei contatti. I positivi venivano allontanati dai negativi. Qui ci si affida al fai da te. E considerato, pure, che a Milano c’è il più alto numero di famiglie mononucleari del paese, immagino che con 37 di febbre sia uscita un sacco di gente ed esca ancora un sacco di gente per comprarsi due uova al supermercato. Perché moriamo in migliaia qui in Lombardia? Per questo, anche. Perché non c’è un metodo. O meglio. C’è il metodo Fontana: “servono più ospedali e respiratori!”. No, caro Fontana. Serve soprattutto NON far arrivare la gente negli ospedali o sotto il casco per la ventilazione. Serve un piano. Si decida a partorirne uno decente e in fretta. Stiamo morendo.